Nutrizione Integrata: dalla Coca-Cola light all'avocado toast: come è cambiato il nostro rapporto con il cibo
Prima di parlare di nutrizione integrata nella pratica, vale la pena fare un passo indietro. Perché il modo in cui mangiamo e il modo in cui pensiamo al cibo non è mai neutro: è il riflesso di un’epoca, di valori culturali, di messaggi ricevuti per anni. Ogni generazione è figlia delle influenze che ha vissuto e delle conoscenze disponibili ai suoi tempi. Considerare questo aspetto è imprescindibile in un approccio integrato alla nutrizione.
E se guardiamo agli ultimi quarant’anni, il cambiamento è stato profondo.
Le origini della nutrizione clinica
Partendo dall’ambito scientifico e tracciando una linea storica, in Italia la prima forma di integrazione tra nutrizione e medicina avvenne circa tra gli anni ’60 e ’70, quando numerosi studi misero in relazione l’alimentazione nei diversi continenti e la crescente incidenza di malattie cardio-metaboliche — problemi cardiovascolari, obesità, diabete. Emerse in quel periodo il ruolo protettivo della Dieta Mediterranea, in contrasto con i rischi delle diete tipicamente “occidentali”(1).
Il valore clinico della nutrizione fu riconosciuto ufficialmente negli anni ’80, con l’istituzione della scuola di specializzazione medica in Scienze dell’Alimentazione. Da quel momento la gestione nutrizionale entrò a pieno titolo nel contesto ospedaliero, affiancando le terapie soprattutto in ambito di obesità, malnutrizione, disturbi del comportamento alimentare e malattie neurologiche.
Oggi la nutrizione clinica accompagna, almeno in linea teorica, la quasi totalità dei percorsi di cura e prevenzione.
Ma come è arrivato tutto questo nella vita quotidiana delle persone?
Come è evoluta la visione del cibo nella società
Anni ’80-’90 — Coca-Cola light e Sofficini
Il cibo viene ridotto alle calorie. Sono gli anni del boom dei prodotti light: senza grassi, senza zuccheri, con meno carboidrati. Nascono i fondamenti delle diete più controllate e macchinose come la Zone e la Dukan e delle “last minute fai da te”. Parallelamente l’industria alimentare si adegua ai nuovi ritmi di vita riempiendo gli scaffali di piatti pronti da scaldare in microonde, nutrizionalmente sbilanciati e ricchi di additivi dei quali ancora non si conoscevano in modo approfondito gli effetti sulla salute.
Anni 2000 — “Un panino al volo” e il Diavolo veste Prada 1
Il “buon rapporto con il cibo” coincide paradossalmente con l’assenza di rapporto: meno è, meglio è. La dieta diventa sinonimo di regime, forza di volontà, sgarri, sensi di colpa e numeri sulla bilancia. In una parola: diet culture. Anche per chi non (in-)segue la dieta e il peso sulla bilancia, l’alimentazione ha spesso un ruolo marginale nella propria vita e le pause pranzo si riducono spesso a infelici “panini al volo”.
Anni 2010 — Avocado Toast e Green Smoothie
Il paradigma cambia. L’attenzione si sposta dalla quantità alla qualità. Prende forma una coscienza collettiva di “clean eating” che mette al bando tutto ciò che è industriale o non naturale — banditi senza pietà olio di palma, zucchero bianco e tutti gli additivi- Il cibo diventa nutrimento per corpo e mente, e l’alimentazione si arricchisce di cibi funzionali con proprietà detox, antinfiammatorie, drenanti. Se nell’epoca precedente era di tendenza “non mangiare”, adesso lo diventa fotografare il proprio avocado toast accompagnato da uno smoothie antiossidante.
Anni 2020-oggi — Cibo consapevole e borraccia termica
La nutrizione diventa un caposaldo della salute psico-fisica a tutto tondo. Si vuole mangiare bene per stare bene — fisicamente e mentalmente. Si è finalmente consapevoli della connessione profonda tra cibo ed emozioni. E le scelte alimentari diventano anche un atto politico e sociale: si tiene conto non solo del proprio benessere, ma anche di quello degli animali e del pianeta.
Cosa ci ha lasciato questo percorso?
Ogni epoca ha portato qualcosa di utile e qualcosa di distorto. Gli anni ’80 hanno messo in luce il fatto che il troppo cibo ha un impatto importante sul corpo dopo anni in cui l’unica preoccupazione era che non ve ne fosse abbastanza, ma ci hanno convinto che “light” fosse sinonimo di sano. Gli anni 2000 hanno reso il cibo un nemico e la magrezza estrema un canone di bellezza e successo. Gli anni 2010 hanno restituito dignità alla qualità alimentare, spesso però in modo dogmatico esasperando il concetto di “cibi sì e cibi no.” Oggi stiamo costruendo qualcosa di più equilibrato — ma non siamo ancora del tutto immuni da visioni distorte: alcune che restano dal passato come la fissa per i cibi bio, l’idea che fatto in casa sia sinonimo di salutare, la demonizzazione dei carboidrati, l’uso scriteriato degli integratori alimentari, l’ossessione per il gluten free. Altre più recenti come categorizzare l’alimentazione in base al presunto effetto prodotto (dieta antinfiammatoria, antiossidante, anti-aging…) o credere che il timing alimentare abbia più valore rispetto alla qualità complessiva della dieta (esempio il digiuno intermittente).
Il concetto moderno di nutrizione integrata nasce esattamente in questo contesto: dall’intersezione tra conoscenza scientifica crescente, cambiamenti culturali, nuovi bisogni sanitari , una consapevolezza collettiva sul tema alimentazione che va rafforzandosi ma anche la presenza di convinzioni e abitudini coltivate per decenni e difficili da eradicare così come la nascita di nuovi “labirinti alimentari” che si diffondono velocemente grazie ai social.
Il terzo articolo parla di come questo approccio prende forma concretamente nel mio lavoro.
Bibliografia di riferimento:
1)https://www.sevencountriesstudy.com/